Pelucchi, stormi e agenti AI

Intelligenza Artificiale
Sistemi Complessi
Da un pelucchio sui vestiti a Giorgio Parisi e agli stormi: cosa hanno in comune — e cosa no — gli agenti dei sistemi complessi e gli agenti AI.
Published

August 22, 2026

Credo ci sia un momento in cui tutti noi ci chiediamo: perché le cose inanimate si aggrovigliano come se fossero animate? Ad esempio, perché le vecchie cuffiette a filo una volta messe in tasca si aggrovigliavano su loro stesse in n-modi diversi ma egualmente complicati da districare? Perché si aggrovigliavano sempre e mai si districavano da sole?

Insomma, sarà perché ho una formazione scientifica rigorosa o perché sto sempre a farmi domande su ciò che mi circonda, ieri sera mi sono chiesto: come nascono i pelucchi dai vestiti? E soprattutto, da dove nascono, dalle magliette o dalle mutande?

Apro la chat di Claude e chiedo:

Allora, Claude, parlo di una cosa che dovrei sapere, ma probabilmente non so. Giorgio Parisi, il fisico, ha fatto degli studi sul volo degli uccelli, e immagino che da questo volo degli uccelli lui abbia capito un modello fisico, un modello della natura che possiamo applicare a altre storie della vita, per esempio, non so, il mercato finanziario o cose del genere. Adesso mi chiedo, c’è qualcuno che ha studiato il modo in cui dei pelucchi di mutanda diventano delle palline che vagano autonomi e se qualcuno l’ha studiato, cosa possiamo dire di questo modello? E se qualcuno non l’ha studiato si può studiare questo modello e dove sarebbe applicabile?

A questo punto, dalla risposta di Claude emerge che:

Inoltre, ho avuto modo di ripassare il lavoro di Parisi (progetto STARFLAG 2008) capendo che:

E qui, sarà per la ripida complicazione arrivata con la matematica degli ultimi modelli citati che mi hanno riportato con la mente – e con lo stomaco – ai banchi universitari, o sarà perché oggigiorno il termine “agente” è largamente usato in materia di AI e LLM di cui sono appassionato, la mia attenzione scivola verso questa apparente omonimia tra l’agent based modeling dei sistemi complessi e gli agenti AI.

Con mia grande sorpresa scopro che sono molto più simili di quel che immaginassi.

I due filoni nascono negli stessi anni e condividono la stessa definizione (Russell e Norvig): “un agente è tutto ciò che percepisce l’ambiente tramite sensori e agisce su di esso tramite attuatori”. I due concetti chiave che condividono sono autonomia (nessun controllore centrale detta la mossa) e situatezza (l’agente ha informazione locale, non la vista dall’alto). Il ciclo percezione-azione è identico.

Poi divergono, e la differenza è quantitativa prima che qualitativa. L’agente della complessità è deliberatamente stupido: poche regole, perché la tesi forte è che la complessità stia nell’interazione e non nell’individuo. Interessa il comportamento aggregato di diecimila copie.

L’agente AI è cognitivamente ricchissimo e ciò che interessa è solo la sua prestazione sul compito.

Nonostante questa divergenza, ultimamente, avendo a che fare con orchestrazioni, ovvero con l’interazione di molti agenti AI, ecco che ritornano gli stessi comportamenti degli stormi studiati dal gruppo STARFLAG: emergenza, cascate e comportamento gregario.

I pelucchi invece li abbiamo definitivamente abbandonati in quanto non sono agenti e non lo saranno mai: nella pallina nessuno decide niente, ci sono solo attrito meccanico, adesione e vincoli geometrici. Eppure, è dai pelucchi che sono partito ed è grazie al loro comportamento bizzarro che sono arrivato fin qui.

Dunque, non tutto ciò che si organizza da solo sta trasmettendo un’informazione: le cuffiette e i pelucchi stanno nello stesso insieme (è lo stesso jamming, fibre flessibili sotto agitazione), mentre gli uccelli di uno stormo e gli agenti AI stanno nell’altro. Seppur i due insiemi possano sembrare simili, sono intrinsecamente e dinamicamente diversi. Come docente di matematica e fisica credo che insegnare a distinguere i due casi sia parte del mio mestiere.